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Una nuova canzone per me

Quando si cita il Vasco e’ per roba seria, da far tremare i polsi. La vita segue spesso traiettorie proprie, facendosi beffe di piani e desideri, di tempi e modi, di mezze eta’ e giovinezze. 

Le promozioni non arrivano mai quando devono, gl’amori finiscono sempre troppo presto, i genitori ci sono troppo o troppo poco, dei figli non si sa mai “bene” cosa fare. 

Ecco quindi che mi trovo non ad un bivio, ma ad un crocevia, ad un brutto quadrivio di provincia. Mi ritrovo del tempo a disposizione, un lusso ed un brivido non provato da anni, le praterie da cavalcare. 

Ma in quale direzione? Curarsi il bisinis? Investire sulla famiglia? Imparare a suonare l’ukulele? 

Non ci riesco, non sono persona. Per un senso di colpa che sento curioso mi sembra sempre di approfittarne, della mia vita. Che debba appartenere anche ad altri, di essere al mondo per aiutare il prossimo mio, e anche il prossimo suo. Non riesco a non pensarci, non riesco ad accettare d’essere un’isola di felicita’ in una mare di preoccupazioni, di stenti, di lacrime, di nervi. Di dolore. Di solitudine, di angoscia per un futuro non solo ignoto, ma anche spaventoso. 

Io, invece, sono troppo filosofico, non me lo potrei nemmeno permettere, tenendo famiglia. Ma sono cosi’, stoico romano, m’importa ben poco di cio’ che m’accade, e capisco d’essere un’eccezione, una fortunata eccezione. Agli altri, il loro destino, importa eccome, ne sono aggrappati come bestie al ciglio del burrone in cui stanno scivolando. 

Che fare, dunque? 

Aiutare, senz’altro. Ogni mano data aumenta il totale del karma positivo in questo mondo disgraziato, il valore della cosa e’ assoluto. Di piu’, come ateo protestante (nel senso che “protesto”, che non sono un ateo tranquillo e silente) credo solo nell’”instant karma”, nella riconoscenza dei miei simili, nella fratellanza di cui parlava Van Gogh, quella capace di rompere la gabbia di dolore che ci trattiene, quella che ci fa intravedere possiblita’, orizzonti, felicita’. Ergo aiutare si deve, anche per noi stessi, forse principalmente per noi stessi, senza aspettarsi gratitudine ma, anzi, avendo la forza di sopportare l’ingratitudine. Ma con la convinzione di stare dando un esempio, di cercare di lanciare una moda, di fare i trend-setter della solidarieta’, aspettando poi a cuor leggere il ritorno dell’investimento, che questa solidarieta’ incontri un moltiplicatore di quelli delle scuole economiche italiane (i maggiori dell’universo) e che, alla fine, un po’ di questa montagna, di questi cumulonembi di solidarieta’, un po’ piova anche su di noi, possibilmente nel momento del bisogno. Io sono stato aiutato, e quando ne avevo bisogno. Se posso scrivere queste parole e’ anche grazie a chi, decenni fa ma anche tutt’oggi, mi ha aiutato e mi aiuta, da soli non si va da nessuna parte.

La sfida perfetta e’ dunque quella del COMITES, quest’entita’ astratta di vago sapore fantozziano, comitato di saggi e buoni signori aiutanti la povera comunita’ di emigrati italiani dove si trovano, all’estero, lontano da casa, “stranded”, come si dice nella lingua franca internazionale. E stranded siamo, quasi tutti, con un bisogno estremo di volare e nowhere to fly to. Di conoscere realta’ nuove, d’imparare lingue astruse, d’integrarci con culture ortogonali alla nostra in qualche modo matto e disperatissimo, figlio d’un bisogno umano di capire almeno con chi abbiamo a che fare. L’Olanda, ma anche la Cina ed il Medio Oriente, quello bifronte à la Dubai, sono le mie esperienze, gli ottomila che ho gia’ scalato. 

E chi rimane indietro, in cordata? Chi sta per precipitare? Lasciarlo andare o provare a salvarlo, rischiando in proprio? Non riuscirei mai a fare l’alpinista. Dovrei fare sempre e solo ascensioni in solitaria, ed il bello e’ che questo e’ possibilissimo, avviene ogni giorno. Ma la societa’ e’ fatta di piu’ individui, la comunita’ implica un sensio di coesione mentre gl’italiani in Olanda sembrano una collezione di monadi piu’ che membri di un gregge, di un branco, di un gruppo, di una famiglia allargata e aggregata con piu’ pecore nere che bianche, ma anche tante marroni, rosse e a strisce giallo-blu Ikea. 

Ci sono necessita’ comuni? Ci sono “istanze della comunita’? Bisogni primievi che tutti noi abbiamo, come Italiani qui nei Paesi Bassi? Si’, ci sono sicuramente. 

Lavoro, casa, confronto con la burocrazia, con LE burocrazie. Tasse. Non si scappa, ci siamo tutti dentro, perfino chi ha l’HR department piu’ sghicio del mondo, perfino un locale Duca Conte Semenzara con valletti e paggetti. Tutti abbiamo bisogno, poi, di rinnovare il passaporto, di capire dove e come si paghino le tasse, e a chi, etc. 

Il bisogno d’informazione seria, vagliata, approfondita e quindi masticata, digerita e messa in chiaro nero su bianco online, facile da trovare e consumare, e’ enorme. Il COMITES, questa cosa che nessuno conosce, i Comitati degli Italiani all’Estero, puo’ farlo. Puo’ fare poco, il COMITES, per legge costitutiva, 

ma QUESTO puo’ farlo. E puo’ rompere le scatole alle istituzioni italiane in loco, anche questo puo’ fare. Perche’ i passaporti non possiamo stamparli da soli, ergo c’e’ chi deve aumentare la propria produttivita’, come si dice oggiggiorno. Insieme, COMITES e istituzioni, possono e DEVONO rendere la vita dei ministeriali della Farnesina a Roma un inferno sulla terra, dovranno avere la tentazione di costruirsi una macchina del tempo e scappare nel Vajont del ‘16 o nel Vietnam del ‘69 per riposarsi un momento. Perche’ sono loro che decidono come fare, cosa fare e quando farlo, con quale budget. Le “direzione generali”, vere e proprie cricche con interessi propri, su cui spero presto di scrivere un pezzo. 

Ergo nulla cambiera’ se non per un principio perclaro: non cambiare costerebbe di piu’, soprattutto in termini di rottura di coglioni, da noi perpetrator. E’ chiaro che il cambiamento va “stimolato”, diciamo cosi’, ed e’ nostro compito trovare nuovi ed efficaci modi di stimolare chi di dovere, e stimolarlo sempre di piu’. 

Ecco, unire le mie innate ed olimpioniche capacita’ di rompicoglioni alla capacita’ di aiutare il prossimo tramite il COMITES e’ la mia nuova sfida, la mia nuova canzone da imparare a suonare, possibilmente all’ukulele. E vale la pena di metterci grande impegno, grandissimo impegno.

Diverso il discorso della socializzazione. Socializziamo? Ci aggreghiamo, beviamo e cantiamo tutti insieme? Ci chiamiamo “ragazzi” anche se abbiamo quasi sessantanni? Anzi, ci chiamiamo ‘ragazz*” perche’ fa piu’ che moderno, fa contemporaneo? Non siamo forse famosi nel mondo per bonomia, carattere sociale e gioviale, ospitalita’, calore umano, etc? Mah, forse non sono la persona adatta per questo secondo aspetto della vita comunitaria, ho gia’ troppo del mio da gestire, mi verrebbe da dire.  

TBC

Addendum del 09-Dec-2021:

Ho scritto di getto il pezzo di cui sopra all’inizio con l’intenzione di creare un qualcosa che rinviasse generasse traffico verso le liste, le leggi, le pagine facebook coinvolte nell’elezione di rinnovo del Comites Olanda. Ne è uscito un pezzo personale sulle motivazioni proprie (le mie) nel tentare un’avventura, insieme ad altri, nello spazio intergalattico burocratico dell’Italia all’Estero. Fortunatamente, prima che il razzo partisse, ho deciso di scendere. Non devo farmi bello (lo sono di mio), non mi piace essere chiamato “presidè”, mi piace aiutare seriamente il prossimo, non prendermi il merito di averci provato con le mani legate (dalla legge italiana) dietro la schiena e nel (poco, pochissimo) tempo libero. E con compagni di viaggio di non provata capacità, mettiamola così. Non si scalano montagne con chi vuol fermarsi ogni momento a scattare foto al panorama o a se stessi per poi bullarsene con gli amici, ci vuole ben altro. E non si può seguire la via tracciata dalle istituzioni, non porta da nessuna parte, è una spirale lentissima che ci porta a salire meno di quanto cresca la montagna stessa (Sagarmatha cresce di 6.35 cm all’anno, quindi e’ cresciuto di un chilometro negli ultimi 15,750 anni). Ergo non è una via da seguire, ma non “per arrivare in cima”, ma anche solo per provarci! Bigna trovare la via alternativa, bigna farlo da noi, penso ai cinesi che, ancora non si sa come o con quale costo umano, misero le scale nei punti piu’ bastardi del “North Face”per eccellenza, quei punti con difficolta’ “abominable”. Ecco, non ci sono fotografie di quei cinesi, ma ci sono ancora le scale, per noi e per tutti gli altri.

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