Premessa: per legge, la Farnesina deve aiutare i connazionali in difficoltà, anche economiche, ovunque essi si trovino nel globo terracqueo. L’assistenza va richiesta alla locale sede consolare ma molti, a parere di chi scrive, non lo fanno perché non hanno cognizione, o forse fiducia, che la sede possa aiutare.
I Comitati degli italiani all’estero (COMITES) sono stati creati nel 1985 per raccogliere le istanze delle comunità e rappresentarle alle varie sedi consolari e diplomatiche e per far questo dovrebbero essere ben collegati alla comunità stessa. In realtà tali comitati sembrano essere stati creati apposta per l’attitudine tutta italiana a far sentire importante qualcuno a carico nostro, ad alimentare l’illusione, se non la promessa, di una carriera politica seppur minima.
Il fatto: nella conversione in legge del DL 17 marzo 2020, n. 18, il famoso “Cura Italia”, si stanziano 5 milioni per il “potenziamento” dell’assistenza ai connazionali in difficolta’ a causa della pandemia fuori dai confini nazionali. Quasi un euro a testa per gli oltre 5 milioni di italiani in giro per il mondo. Dà da pensare che, dalla prima stesura del decreto riportante le “Misure per l’internazionalizzazione del sistema Paese” vengono aggiunte le seguenti parole: «e potenziamento dell’assistenza ai connazionali all’estero in situazione di difficolta’». Segno che nella prima versione a tale potenziamento non si era pensato o che la situazione di difficolta’ non si era ancora manifestata.
Il fattaccio: durante la riunione del Comites di Den Haag del 12 Dicembre 2020, come riportato dal verbale della stessa riunione: “La dott.ssa Fanella informa dell’esistenza di fondi di assistenza per gli Italiani all’estero per far fronte all’emergenza Covid-19. Consistono in un sussidio per far fronte temporaneamente (una tantum) alle spese. Si deve dimostrare il non aver accesso ai fondi locali e la somma viene valutata caso per caso”.
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La dott.ssa Fanella lavora come contabile presso l’Ambasciata italiana a Den Haag, e la notizia che riporta non causa nessuna eco se non in un unico membro del locale Comitato Degli Italiani all’estero, Marika Viano, le cui parole vengono messe a verbale cosi’: “VIANO: il problema dei nuovi indigenti è grosso e molti stanno commettendo atti di piccola criminalità`, perché non hanno di che mangiare e non hanno una posizione ufficiale qui, perché arrivati quando ancora la pandemia non era conclamata”
Perbacco, ma sono arrivati i fondi, quindi qualcosa si potrà pur fare, o no? In teoria si’, ci sarebbero i fondi, ci sono i Comites e, quindi, cosa si fa?
Beh, nei Paesi Bassi non molto. E questo nonostante gli inviti del nuovo capo missione, dott. Novello, a farsi “megafono” con la comunità italiana. Nel suo “discorso d’insediamento” ricorda, infatti, ai locali membri che potrebbero dare una mano almeno diffondendo informazioni utili presso la comunità, come riportato nel verbale della seduta del 27 Marzo 2021:
“Presente l’Ambasciatore, Giorgio NOVELLO e la dott.ssa Maria Pia BIANCONI. Presenti per il CGIE, il Rappresentante per i Paesi Bassi Andrea MANTIONE.
Saluto dell’ambasciatore Giorgio NOVELLO che auspica alla collaborazione fattiva col COMITES soprattutto, ma non limitatamente, alle 4 aree sottostanti:
– social media, servizio ai connazionali dal punto di vista informativo e sarebbe importante che anche il COMITES spiegasse cosa i servizi consolari possono fare e non possono fare;” etc.
E invece non si da nessuna comunicazione, da nessuna parte, dell’esistenza di questi fondi, e non solo in Olanda. Gli unici a darne notizia sono quelli dell’ambasciata di Canberra, che metteranno un annuncio apposta sulla pagina “Assistenza” del loro sito, salvo poi toglierla per motivi non chiari. E le altre centinaia di sedi nel mondo? Silenzio. Eppure la notizia, ad alcuni, di sicuro arriva: Stoccarda, Colonia e Monaco, per esempio, nell’anno della pandemia vedono aumentare gli aiuti ai connazionali in difficoltà rispettivamente del 145%, 341% e 94%. Evidentemente in Germania si è sparsa la voce, in qualche modo. O forse in Germania sono meno “frugali”.
Ed il Comites Olanda? Che ha un sito internet con pagine di annunci ed una pagina facebook, che si accompagnano alla pagina istagram dell’ambasciata nonchè all’attività di vari membri del comitato nelle diverse pagine facebook “Italiani in Olanda- Aiuto ed Informazioni”, “Italiani ad Amsterdam”, “Italiani qua”, “Italiani là”, etc.
Niente, nada, nulla, il silenzio. Rotto da un’iniziativa, senz’altro meritoria: una colletta tra i membri, ma fatta con soldi nostri verrebbe da aggiungere, visto che i membri del Comites Olanda si trattengono la diaria dal 2016 sembra proprio a questo scopo.
La “Spesa del Cuore”, nome suggestivo per una distribuzione di buoni spesa per quelli che proprio non ce la fanno ma che, evidentemente, non sanno che l’ambasciata li potrebbe aiutare. L’iniziativa è ripetuta ad una settimana dalle elezioni di rinnovo dei comitati e vengono rieletti, forse anche grazie a questo, il presidente Pravisano, il vicepresidente Barone e la segretaria Cimegotto.
Che senso ha? Perche’ non pubblicizzare fondi erogati a tale proposito e poi organizzare un’iniziativa simile con mezzi sicuramente piu’ limitati, ancorchè nostri. A questa domanda il Comites locale non ha risposto, proviamo allora noi a pensare male, che come disse uno pratico: “si fa peccato ma spesso ci si indovina”: distribuendo l’elemosina si avrà la gratitudine del beneficiario, che potrebbe trasformarsi in voto, in questo anno di elezioni per i Comites.
Senza contare che evitando la pubblicità si evita un surplus di lavoro ai consolari, con cui è proficuo tenere buoni rapporti. Ma questo lo aggiungiamo noi che siamo sempre in malafede, ci piace la malafede, sguazziamo nella malafede!
E poi, come riportato dalla responsabile della cancelleria consolare dott.ssa Bianconi, quindi anche responsabile degli aiuti alla comunità nei Paesi Bassi, i connazionali sanno che l’assistenza è sempre possibile richiederla, come da pagina apposita del sito dell’ambasciata.
Perchè richiedere è lecito, ottenere tutto un altro discorso, le circolari ministeriali che danno attuazione al servizio sono cosa ben piu’ complicata. Infatti la dott.ssa Bianconi giustifica la mancanza di pubblicità con la difficoltà che incontrerebbe l’utenza nell’interpretare i requisiti di legge per accedere a tali fondi, quindi meglio fare come dice lei: “Ci contattino e valuteremo noi se ci sono i requisiti o meno”.
In teoria potrebbe anche funzionare, a parte un paio di dettagli. Nessuno risponde MAI al telefono all’ambasciata, componendo estensioni a caso sono riuscito una volta sola a parlare con qualcuno, la signora Alivernini dell’ufficio commerciale. Va meglio con le mail ma, ancora una volta, il rapporto epistolare prende subito un sapore da deserto dei Tartari.
Insomma, la comunicazione non e’ il piatto forte della cancelleria consolare de L’Aja. Certamente anche per colpa dell’esiguità del personale, sceso da 15 a 10 unità nel 2018, mentre il tecnico informatico che aggiornava il sito è stato rimosso, sempre per tagliare i costi, nel corso dello scorso anno. E ci si lamenta di straordinari fuori scala e mai recuperabili, viste le condizioni di personale. Come prendere ferie se non c’è nessuno che ci può sostituire? E di burnout sempre più frequenti.
E’ curioso come il bilancio del Ministero sia, però, in costante aumento dal 2012, anno dei famosi tagli lineari.
Poi c’e’ l’interrogativo a cui la dott.ssa Bianconi non ha saputo rispondere: se la comunità, a suo parere, è a conoscenza dell’esistenza “continua” di fondi, perche’ la dott.ssa Fanella ha comunicato dell’arrivo di quelli “extra” al Comites nel Dicembre del 2020? E perchè stanziarne altri con il “Cura Italia”?
E, ancora: perche’ il Comites non ha passato l’informazione alla comunità, visto che alcuni italiani nei Paesi Bassi erano cosi’ disperati da ridursi a rubare per mangiare, come riportato da un membro del comitato stesso? E come mai invece di rubare questi non avevano provato, almeno, a chiamare in cancelleria?
C’e’ quindi un piccolo dettaglio finale: dai bilanci dell’ambasciata risulta che i fondi utilizzati nell’anno della pandemia per aiutare i nostri connazionali nei Paesi Bassi sono stati di 248 euro superiori all’anno precedente, in cui il mondo era ancora lieto e felice e l’economia andava a gonfie vele. 6908 euro contro 6660. Un po’ pochino, considerando una comunità di 56591 iscritti all’AIRE, ergo nella realtà (che per qualche motivo non e’ iscritta all’AIRE) ben piu’ grande. Possibile che non si sia sentita la necessita’ di chiedere aiuto in numero maggiore in un momento cosi’ difficile?
Poi ci sarebbe il confronto con gli 11,042 euro del 2018, a fronte del 500 euro erogati nel 2017, dei 2,048 euro del 2016 e dei 1,340 euro del 2015. Giusto l’anno delle elezioni politiche.
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